IopGroup, lavorare in Friuli Venezia Giulia e in Italia con il Coronavirus

IopGroup, lavorare in Friuli Venezia Giulia e in Italia con il Coronavirus

La psicosi collettiva da Coronavirus sta condizionando la vita degli italiani, ovviamente tutto questo caos anche mediatico ha delle ripercussioni su aziende e mondo del lavoro in generale, diverse attività stanno riscontrando notevoli difficoltà di fronte a questa emergenza.

Un’azienda italiana su dieci è a rischio fallimento nel caso in cui l’emergenza Coronavirus non si arrestasse entro l’anno e con misure che di fatto fermano l’economia delle aree più produttive del paese. A farne maggiormente le spese sono tre settori chiave: il manifatturiero tessile, i trasporti e il turismo. È questo l’allarme che emerge dallo studio “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates” di Cerved Rating Agency, agenzia di rating del Gruppo Cerved che attribuisce il merito creditizio alle imprese sul territorio nazionale. Le conseguenze del contagio sono già evidenti: rallentamenti nella produzione, chiusure temporanee forzate, calo dei margini.

In Friuli Venezia Giulia primi casi di test positivi , regione fino a qualche giorno fa esente da pazienti affetti da Covid-19: ma dopo il primo paziente positivo al test a Gorizia sono stati riscontrati altri cinque test positivi, tre a Trieste, tre a Udine e un altro a Gorizia. I pazienti sono stati presi in carico dal Servizio sanitario regionale e i campioni dei test inviati all’Istituto Superiore di Sanità. Secondo quanto si è appreso i quattro ricoverati a Udine si sarebbero infettati ad un convegno. Si tratta di docenti, tre uomini e una donna.

Assolombarda sta fornendo agli imprenditori – che hanno preso d’assalto le linee telefoniche dell’associazione – una serie di informazioni ed un decalogo del comportamento da adottare, coerenti con quanto già diffuso dal Ministero della Salute e dalla Farnesina.

E’ interessante citare qualche esempio per capire meglio come alcune prestigiose aziende si stanno comportando in questi giorni difficili per tutti. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore,   Lvmh, la multinazionale francese del lusso, ha dato ai suoi manager, già da qualche giorno, indicazione di non viaggiare da e per l’Italia verso le altre sue sedi internazionali. Lo si apprende da fonti qualificate.

Giorgio Armani ha deciso di chiudere per una settimana gli uffici di Milano e le sedi produttive che si trovano in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Piemonte. Al personale coinvolto dalla misura, presa per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, non saranno trattenute le ferie. Dirigenti e responsabili di funzioni – spiegano dalla maison – dovranno comunque garantire disponibilità e reperibilità.

Già dalla giornata di domenica 23 Gucci ha informato i propri dipendenti invitandoli a limitare le trasferte, preferendo modalità di comunicazione a distanza (video-conference), e incoraggiando l’utilizzo dello Smart Working per tutti i colleghi della sede di Milano.

Nelle regioni oggetto delle ordinanze, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna Tim ha deciso di “sospendere gli interventi tecnici non urgenti mentre per gli interventi non rinviabili saranno adottate tutte le misure e dotazioni necessarie ai tecnici per operare in totale sicurezza”.

Enel ha disposto lo Smart Working «fino a data da destinarsi per tutti i colleghi che lavorano o hanno residenza in uno dei comuni interessati da ordinanze pubbliche» relative al Coronavirus.

Ikea Italia ha provveduto a esentare dalle attività lavorative tutti i dipendenti residenti nei Comuni indicati dall’ordinanza, non tutti i dipendenti della Regione Lombardia ed è in contatto con ciascuno di loro per verificare le loro condizioni di salute». È quanto ha fatto sapere Ikea in una nota.

Questi sono solamente alcuni esempi che ci aiutano a comprendere quanto il Coronavirus stia condizionando la vita di tutti in questi giorni. La parola d’ordine quindi nelle aziende è «lavoro agile», come l’ha definito il decreto del Presidente del Consiglio, cioè detto all’inglese «Smart Working» insomma la possibilità che i dipendenti lavorino da casa tramite la rete digitale. È chiaro che non si può applicare alla filiera produttiva (difficile realizzare a casa un pneumatico o una chiusura di alluminio per bevande), ma per molte attività, da quelle amministrative alle operazioni economiche, sta rappresentando un’alternativa per ridurre la concentrazione di persone in sede, quindi diminuire gli eventuali rischi di contagio.

«L’unico aspetto positivo di questa crisi – dice Cesare Manganelli, direttore della Confapi – è lo sdoganamento del telelavoro da casa, le cui procedure sono state enormemente snellite e che al ritorno alla normalità rappresenterà comunque una svolta.”